Artrite reumatoide:

fino a 52 settimane senza dolore per chi ne soffre

Gli esperti: “Più sicurezza e protezione da effetti collaterali gravi”

Artrite Reumatoide attiva, presentati al 55° congresso nazionale della SIR nuovi dati su Baricitinib

Diversi studi mostrano un profilo di efficacia e sicurezza di baricitinib, molecola della Lilly per il trattamento dell’artrite reumatoide, ‘attiva’ sui fattori che inducono l’infiammazione, anche in casi refrattari o con risposta inadeguata ad altri trattamenti. Già disponibile anche in Italia, rappresenta una valida opzione terapeutica per i 400 mila pazienti, in prevalenza donne di età compresa fra i 40-60 anni, limitati nella quotidianità dalle conseguenze della malattia quali ad esempio rigidità articolare, elevato dolore, stanchezza generalizzata. Baricitinib ha evidenziato in uno studio testa a testa con una molecola attiva, la sua superiore efficacia in oltre il 70% dei pazienti secondo i criteri ACR20.

Milano, 20 novembre 2018 – Il tumore al seno metastatico rischia di essere una malattia “dimenticata”, sull’onda dei tanti successi contro il carcinoma mammario. Quando il cancro al seno non si diffonde altrove, la sopravvivenza è infatti dell’80% a dieci anni dalla diagnosi: insomma, sempre più spesso le donne guariscono. E si può essere tentati di credere che la guerra contro il tumore al seno sia stata vinta. Non è così, perché il 20-30% delle pazienti va incontro a ricadute e soprattutto il 5-10% riceve la diagnosi quando il tumore è già grave, metastatico, fin dall’inizio: accade a circa 5 mila italiane ogni anno, e sono oltre 37.000 le donne costrette a convivere con il carcinoma metastatico, più difficile da curare e con una sopravvivenza media di soli 2 anni e mezzo. In un prossimo futuro anche questo tumore potrà tuttavia diventare sempre più spesso e sempre più a lungo una malattia ‘cronica’, grazie alle novità in arrivo dalla ricerca scientifica in questo campo e grazie alla nuova road map politica sul tumore al seno metastatico dell’European Working Group (EWG), preparata grazie al supporto non condizionante di Lilly. Presentata oggi a Milano, è un documento che per la prima volta traccia un percorso chiaro e preciso per affrontare la malattia a livello italiano ed europeo e per gestire al meglio le pazienti. Quattro le macro-aree di intervento indicate dagli esperti: un’assistenza basata sulla conoscenza, aumentando l’utilizzo dei registri tumori, pensando a percorsi centrati sulle pazienti e migliorando l’adesione alle linee guida sul trattamento; una ricerca sempre più orientata alla raccolta di dati provenienti dalla ‘real worl practice’; un accesso paritario a cure e trattamenti, integrando nelle valutazioni di efficacia non solo la sopravvivenza ma anche la sopravvivenza libera da progressione di malattia e la qualità di vita delle pazienti; un maggior sostegno a pazienti e caregiver, per esempio migliorando le tutele sul lavoro e garantendo aiuti economici, psicologici e lavorativi anche ai familiari che si prendono cura delle pazienti.

Roma, 21 Novembre 2018 – Riduzione del dolore evidente già dalla prima settimana, miglioramenti significativi della funzionalità fisica, articolare e possibilità di ripresa delle attività quotidiane con risultati mantenuti, in taluni casi anche fino alla 52 settimana, un ‘guadagno’ in qualità di vita e un ‘risparmio’ in termini di stanchezza e sofferenza generalizzata a cominciare dalla quarta settimana e perdurante nel tempo. Sono questi i risultati emersi da uno studio basato su un questionario elettronico – il HAQ-DI: Health Assessment Questionnaire- Disease Index for Rheumatoid Arthritis – somministrato a pazienti affetti da artrite reumatoide attiva, in trattamento con Baricitinib della Lilly, refrattari o con risposte inadeguate ad altre terapie tra cui methotrexate. Complessivamente lo studio, pubblicato recentemente su Annals of Rheumatic Disease, evidenzia una superiorità statistica di efficacia di baricitinib, rispetto ad una diversa molecola attiva, secondo i criteri proposti dall’America College of Rheumatology - ACR 20-  in circa il 70% dei pazienti (vs circa il 61% del comparatore) alla 52 settimana. Baricitinib è anche in grado di garantire un ottimo profilo di sicurezza, come emerso nei risultati dell’ultima analisi integrata a 6 anni in cui su un totale di circa 3500 pazienti, i dati mostrano un profilo di sicurezza sostanzialmente simile a quello riportato nel breve-medio termine. Inoltre, il follow-up ha consentito di osservare un positivo impatto economico: la migliore efficacia si traduce in minori spese assistenziali con costi medi a paziente, in un arco di tempo di 6 mesi, stimati in circa 4 mila euro contro gli oltre 6 mila euro di molecole affini (Global & Regional Health Technology Assessment, 2018). Baricitinib, in conclusione, si profila come un’ottima opzione terapeutica nel paziente con artrite reumatoide, di cui solo in Italia si registrano 400 mila casi, con una incidenza di 2-4 nuovi casi per anno su 10 mila adulti, più frequenti fra le donne con un rapporto di 3 a 1 rispetto all’uomo, e nella fascia di età fra i 40 e i 60 anni, una delle più critiche in quanto ancora altamente produttiva sia a livello professionale che socio-relazionale e privato.

L’introduzione e l’efficacia testata di questa molecola – esordisce Luigi Sinigaglia, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia dell’ASST Centro Specialistico Ortopedico Traumatologico Gaetano Pini - CTO di Milano – apre nuovi orizzonti terapeutici nel trattamento del paziente con artrite reumatoide. Una patologia tra le più severe fra le malattie osteoarticolari in termini di danno strutturale delle articolazioni e dell’osso subcondrale, ma anche di complicanze extra-articolari e di comorbidità che generano un impoverimento della qualità della vita e una riduzione della spettanza di vita.  Studi scientifici recenti dimostrano la superiorità di Baricitinib rispetto a un farmaco biologico nel controllo e riduzione del dolore e nel recupero della funzionalità articolare già a partire dalle prime settimane di trattamento con mantenimento dei risultati a lungo termine  fino a 52 settimane dall’inizio della somministrazione”.

“Baricitinib è un nuovo farmaco per la terapia dell’artrite reumatoide – aggiunge  Marcello Govoni, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria S. Anna di Ferrara – che agisce inibendo l’attività di alcune molecole intracellulari (Jak1 e Jak2), indispensabili per la trasmissione del segnale di citochine pro-infiammatorie. Ovvero riducendo, in tal modo, l’attività di malattia e rallentando la progressione del danno articolare. L’efficacia terapeutica della molecola è stata testata e ampiamente dimostrata in diversi trials clinici controllati e randomizzati. In una recente analisi secondaria dello studio RA BEAM è stato valutato l’effetto di baricitinib anche sui cosiddetti “patient reported outcomes” (PROs) mediante una indagine, con somministrazione di appositi questionari in grado di valutare l’impatto della malattia su aspetti particolarmente importanti per il paziente, quali l’assolvimento delle normali attività della vita quotidiana, la funzionalità fisica, la rigidità articolare mattutina, l’astenia, il dolore, la capacità lavorativa e, più in generale, la qualità della vita. I risultati di questa analisi hanno dimostrato che i pazienti trattati con baricitinib hanno manifestato un miglioramento significativamente più evidente rispetto ai pazienti trattati con placebo o adalimumab nella maggior parte dei PROs considerati. Questi miglioramenti tendevano a presentarsi già entro le prime settimane di trattamento e si sono mantenuti per tutte le 52 settimane della sperimentazione. Dunque – prosegue il prof. Govoni – il baricitinib ha permesso di ottenere un ‘guadagno’ sensibile anche su dimensioni della malattia di particolare rilevanza dal punto di vista del paziente contribuendo a migliorarne la qualità della vita”.

Non ultimo, dati positivi si sono osservati sull’impatto economico, condizionato dalla migliore riposta terapeutica e dunque dalla minore necessità assistenziale. “Un recente studio – conclude il Prof. Sinigaglia – ha dimostrato che il costo medio per 6 mesi di trattamento con Baricitinib a paziente è pari a circa 4 mila euro, sensibilmente inferiore agli oltre 6 mila euro di una terapia con un’altra molecola di riferimento (adalimumab).  A tutto questo si aggiunge il valore della facilità di somministrazione: una compressa una sola volta al giorno contro l’assunzione parenterale (sottocutanea o endovenosa) di altre terapie che può avere una ricaduta sulla migliore aderenza terapeutica del paziente”.  

Informazioni su Baricitinib 
Baricitinib è un inibitore orale delle JAK. Esistono quattro enzimi JAK noti: JAK1, JAK2, JAK3 e TYK2. Le citochine JAK-dipendenti sono implicate nella patogenesi di varie malattie infiammatorie e autoimmuni. Baricitinib ha una maggiore potenza inibitoria nei confronti delle JAK1, JAK2 e TYK2 che non nei confronti delle JAK3; tuttavia, la rilevanza dell’inibizione di enzimi JAK specifici per l’efficacia terapeutica attualmente non è nota.1 Baricitinib è approvato in oltre 50 Paesi.

Artrite reumatoide
L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune sistemica caratterizzata da infiammazione e danneggiamento progressivo delle articolazioni. , La malattia si manifesta con una frequenza all’incirca tre volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini. L’attuale trattamento dell’AR include l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei, farmaci antireumatici modificanti la malattia di sintesi convenzionali (csDMARD) — come il metotrexato, l’attuale standard terapeutico, e i farmaci biologici antireumatici modificanti la malattia (bDMARD) iniettabili diretti contro determinati mediatori coinvolti nella patogenesi dell’AR.5 Nonostante le attuali opzioni terapeutiche, molti pazienti non raggiungono i loro obiettivi terapeutici. , Permane una necessità importante di fornire ulteriori opzioni di trattamento per migliorare l’assistenza complessiva ai pazienti.

Lilly nell’immunologia
Lilly sta portando il tradizionale impegno a favore dell’innovazione e di progressi scientifici all’avanguardia nel campo dell’immunologia e mira a cambiare ciò che è possibile per le persone che vivono con le malattie autoimmuni. Le persone affette da una serie di malattie autoimmuni devono ancora fare i conti con dei bisogni insoddisfatti significativi, oltre che con i costi a livello personale e sociale, e il nostro obiettivo è quello di ridurre al minimo l’impatto della malattia. Lilly sta investendo in approcci clinici all’avanguardia nel suo portafoglio di immunologia nella speranza di trasformare l’esperienza di trattamento delle malattie autoimmuni. La nostra è una pipeline ormai radicata e siamo impegnati nel portare avanti innovazioni scientifiche alla scoperta di nuovi trattamenti che possano offrire miglioramenti significativi per le persone e le comunità di cui ci occupiamo.

Eli Lilly and Company 
Lilly è un’azienda leader a livello globale nel settore sanitario, capace di coniugare la cura dei pazienti con la ricerca al fine di migliorare la vita delle persone di tutto il mondo. Fondata oltre un secolo fa da un uomo determinato a realizzare farmaci di alta qualità che rispondessero a esigenze reali, l’azienda rimane ancora oggi fedele a questa mission in ogni sua attività. In tutto il mondo, il personale di Lilly lavora per scoprire e mettere a disposizione delle persone che ne hanno bisogno farmaci in grado di cambiare la loro vita, per ampliare le conoscenze e migliorare la gestione delle malattie, e per contribuire al benessere delle comunità attraverso attività filantropiche e di volontariato. Per ulteriori informazioni su Lilly, consultare il sito www.lilly.it

Per maggiori informazioni

Sara Amori
External Communication & Advocacy Sr.Manager
Eli Lilly Italia S.p.A.

 

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