Diabete, pronta la nuova cura che “libera” i pazienti

con una somministrazione a settimana calano zuccheri, peso, crisi ipoglicemiche e uso di strisce per controllare la glicemia

La speranza di cure più semplici ed efficaci contro il diabete dai dati di un ampio studio internazionale discusso durante il congresso dell'European Association for the Study of Diabetes (EASD), a Stoccolma dal 14 al 18 settembre.

Un diabetico italiano su tre non riesce più a tenere sotto controllo la glicemia con stile di vita e ipoglicemizzanti orali. Per questi pazienti, circa un milione, la svolta può essere un nuovo farmaco, dulaglutide: basta una somministrazione semplice e indolore una volta a settimana per ridurre la glicemia più di altri farmaci antidiabetici, compresa l'insulina, che invece va iniettata ogni giorno. Caratteristiche che potrebbero aiutare a risolvere il problema della mancata aderenza alle cure, responsabile di una grossa quota di complicanze e dei relativi costi per il SSN: in Italia i diabetici sono circa 3 milioni, ma solo uno su due si cura davvero 

Stoccolma, 16 settembre 2015 – Liberi da una terapia da assumere due o tre volte al giorno, dall'incubo di ingrassare, dalle iniezioni di insulina e dalla necessità di controllare la glicemia più volte al giorno, tutti i giorni, per aggiustare i dosaggi insulinici: dulaglutide, un nuovo farmaco della classe delle terapie incretiniche, può far dimenticare alle persone con diabete di essere malate. Perché basta una sola, semplice somministrazione una volta alla settimana per una terapia efficace e ben tollerata, che potrebbe risolvere i problemi del milione di pazienti italiani, circa un malato su tre, che non riescono a tenere sotto controllo gli zuccheri nel sangue modificando lo stile di vita e prendendo ipoglicemizzanti orali. Lo dimostra l'analisi dei dati dello studio internazionale AWARD-2 (A Study in Participants With Type 2 Diabetes Mellitus-2), da poco pubblicato e discusso durante il congresso dell'European Association for the Study of Diabetes (EASD), a Stoccolma dal 14 al 18 settembre. L'obiettivo del nuovo trattamento è anche migliorare l'aderenza alla terapia: oggi dei tre milioni di diabetici italiani solo uno su due si cura davvero. Dei circa due milioni a cui viene prescritto un ipoglicemizzante orale, ben 1,3 milioni abbandonano le pillole; oltre la metà degli 800 mila pazienti in cura con insulina ‘dimentica’ la dose giornaliera una o più volte a settimana, in 200 mila abbandonano del tutto la terapia compromettendone l'esito ed esponendosi ad un altissimo rischio di complicanze.

Lo studio internazionale AWARD-2, condotto su oltre 800 pazienti con diabete di tipo due nei quali lo stile di vita e gli ipoglicemizzanti orali non erano più in grado di tenere sotto controllo la glicemia, ha messo a confronto il nuovo incretino-mimetico, agonista del GLP1 (Glucagon-like peptide 1), dulaglutide in monosomministrazione settimanale con insulina glargine, iniettata una volta al giorno alla sera. I partecipanti sono stati seguiti per un anno e mezzo e i risultati sono molto incoraggianti, come spiega il coordinatore dell'indagine Francesco Giorgino, professore ordinario di endocrinologia e malattie metaboliche all'Università di Bari: “Dulaglutide 1.5 mg si è dimostrato più efficace dell'insulina glargine nel tenere sotto controllo la glicemia e l'emoglobina glicata: mentre l'insulina ha effetto soprattutto sulla glicemia a digiuno, dulaglutide agisce in maniera più articolata e anche sulla glicemia postprandiale, contribuendo dunque a mantenere il profilo glicemico più stabile durante tutto l'arco della giornata. Così il 65% dei pazienti in cura con dulaglutide ha raggiunto l'obiettivo terapeutico, contro appena il 41% dei trattati con insulina glargine. In precedenti studi del piano di sviluppo clinico, dulaglutide 1.5 mg  è risultato superiore anche a metformina, sitagliptin, exenatide due volte al giorno e si è dimostrato efficace  al pari di liraglutide (al dosaggio massimo approvato di 1.8 mg), un incretino-mimetico già in uso nel nostro Paese, che però viene somministrato una volta al giorno. Inoltre, dulaglutide ha un profilo estremamente favorevole per numerosi altri aspetti altrettanto essenziali per la riuscita della terapia: anziché favorire l'incremento di peso, aiuta a dimagrire con un calo medio di circa due-tre chili; riduce considerevolmente il rischio di ipoglicemie, causa di ricoveri e di molte ansie per i pazienti; diminuisce la necessità di un monitoraggio stretto della glicemia (come avviene con altri farmaci per il diabete), contenendo l'impiego delle strisce per la glicemia, perché, ad esempio, a differenza dell'insulina, il dosaggio è fisso e non necessita di aggiustamenti. Tutto questo a fronte di una somministrazione settimanale anziché giornaliera: perciò può diventare la prima scelta quando dieta, esercizio fisico e pillole non bastano più a mantenere entro limiti accettabili la glicemia”.

La riduzione della frequenza di somministrazione di un farmaco è direttamente correlata a una maggior aderenza alle terapie: una cura efficace ma da dover ricordare solo quattro volte in un mese potrebbe rappresentare uno strumento per  aumentare il numero di persone con diabete che segue con scrupolo le cure, tuttora troppo basso, riducendo così il rischio di complicanze. “Nel lungo termine un trattamento di questo genere potrebbe consentire enormi risparmi economici: pensiamo alle strisce per il monitoraggio, ciascuna al costo di circa 50 centesimi, che i diabetici in cura con insulina usano anche due o tre volte al giorno. O pensiamo ancora alla possibile minor incidenza di crisi ipoglicemiche, che portano a ricoveri e assenze dal lavoro – riprende Giorgino – Oggi dimenticare o abbandonare le cure implica costi sanitari ed economici molto più elevati della terapia stessa: si stima, infatti, che nel mondo ogni 9 dollari di spesa sanitaria uno sia provocato dal diabete, che nel 2014 ha comportato un costo complessivo mondiale stimato in 612 miliardi di dollari. Semplificare il trattamento significa perciò abbattere le barriere, psicologiche e pratiche, che oggi impediscono alla maggioranza dei diabetici di raggiungere un buon compenso metabolico: non dover pensare quotidianamente alle medicine da prendere e non doverne temere effetti collaterali importanti ha il potenziale per “liberare” i diabetici dalla loro malattia”.

 

 

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