La ricerca in italia, un’idea per il futuro



La ricerca italiana cerca una via d’uscita, oggi in bilico tra una qualità eccellente e l’incapacità di trattenere sul territorio i migliori studiosi e ricercatori, tra il numero di pubblicazioni e l’incapacità poi di passare dalla teoria alla pratica. Disinvestimenti in ricerca pubblica e assenza di incentivi a chi decide di investire in ricerca. Contraddizioni che sono al centro del dibattito nazionale da molto tempo, con soluzioni che non si inseriscono in un quadro organico e strutturato, frutto di una scelta strategica.
Queste le tematiche che saranno affrontate nell’ambito del convegno “Il valore della ricerca, la creazione di opportunità – Pubblico e privato uniti per la ricerca Made in Italy” organizzato a Catania da Lilly, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma e l’Università di Catania:

  1. La fuga dei cervelli dal nostro Paese è spesso senza ritorno: il bilancio del talento (differenza tra ricercatori in entrata, ossia educati in un altro paese, rispetto a quelli in uscita) è in forte perdita con il 3% in ingresso contro il 16.2% in uscita, ovvero un deficit che segna -13%. Un bilancio così nettamente tragico è peggiore solo per l’India (con meno dell’1% di ricercatori stranieri in ingresso contro quasi il 40% in fuga).
  2. La ricerca tecnico-scientifico italiana è storicamente più che valida, ma i risultati non si riflettono nell’ambito della brevettazione e di conseguenza nell’applicazione di tale expertise nell’ambito industriale. START UP E BREVETTI: Italia: 4%, Germania: 15%, Spagna: 15%, Francia: 16%, USA: 29%, Danimarca: 36%.
  3. Ogni anno l’Italia perde oltre 1 miliardo di euro di ricchezza, generato dai 243 brevetti che i nostri migliori 50 cervelli producono all’estero. Un valore che proiettato a 20 anni arriva a toccare quota 3 miliardi di euro (fonte studio I-Com del 2013).

 

L’appuntamento è previsto alle 12,30 presso l’Aula Magna – Padiglione 13 del Presidio G.Rodolico – Policlinico Vittorio Emanuele, Catania.

 

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